Rendina Ambiente (ex Fenice): la Regione pensi alla salute dei cittadini del Vulture-Melfese

A breve, l’attuale giunta regionale si troverà di fronte a dover scegliere se rinnovare o meno l’AIA alla società Rendina Ambiente (ex Fenice). Da questa decisione dipenderà la sorte e la salute di migliaia di cittadini che vivono in prossimità dell’impianto di San Nicola di Melfi. Proviamo a spiegare di cosa stiamo parlando e perché questa decisione assume un enorme rilevanza in termini di salute e sicurezza pubblica.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) è il titolo con il quale le regioni, nel nostro caso la Regione Basilicata, autorizzano l’esercizio di alcune tipologie di installazioni produttive che possono produrre impatti ambientali significativi; è integrata nel senso che nelle relative valutazioni tecniche sono considerati congiuntamente i diversi impatti sull’ambiente derivanti dall’attività da autorizzare, nonché tutte le condizioni per garantire il corretto funzionamento dell’installazione (non solo a regime ma anche nei periodi transitori e in fase di dismissione), perseguendo quindi una prestazione ambientale ottimale.

L’A.I.A. ha una durata di 10 anni, quindi con il suo rilascio si autorizzerà, o meno, l’ex Fenice a operare fino al 2030, nonostante i numerosi “incidenti” che si sono verificati nel recente passato e non solo; tutti ricorderanno l’insolita fumata viola fuoriuscire dal camino (e chissà cos’altro viene immesso in atmosfera di meno evidente ma di sicuro non meno pericoloso) dovuto alla riluttanza dell’azienda nel porre in essere quanto necessario per un funzionamento rispettoso dell’ambiente e quindi della salute della popolazione interessata.

Dall’avvio dell’impianto molte criticità sono state rilevate e rivolte a Rendina Ambiente dagli organi di controllo e soprattutto dagli amministratori dei Comuni dell’area, ma dai gestori del termovalorizzatore non c’è mai stato un reale impegno nel migliorare una situazione in costante precarietà.

Proprio l’atteggiamento avuto negli ultimi anni dalla società che gestisce l’impianto – Rendina Ambiente (ex Fenice) – desta forti preoccupazioni sulla sua affidabilità.

Ricordiamo tutti il comportamento a dir poco “reticente” dell’azienda quando solo nel 2009 si accertò l’inquinamento della falda sottostante l’impianto e da quella data in poi l’atteggiamento ostile nel condividere il progetto per la bonifica del sito o, in ultimo, aver utilizzato una serie di cavilli giuridici per eludere le prescrizioni imposte dalla Regione nel 2015 all’atto del rilascio della A.I.A. che ora chiedono di rinnovare.

Da qui l’importanza della decisione in capo all’attuale Giunta Regionale di rinnovare o meno questa Autorizzazione ad un soggetto del quale, sulla nostra pelle, abbiamo verificato l’inaffidabilità. Poniamo la nostra Salute e quella dei nostri figli nelle mani degli attuali decisori regionali, chiedendo loro di tenere a mente la prima frase dell’Articolo 32 della Nostra Costituzione, che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Unitamente, i circoli del Partito Democratico di Lavello, Maschito, Melfi, Montemilone, Ripacandida e Venosa, noi tutti sulla scorta di quanto descritto, riteniamo che l’interlocutore, in questi anni, non si sia mai distinto per serietà e per volontà di interazione con il territorio su cui opera, quindi ci sentiamo in dovere di allertare la Giunta tutta per valutare concretamente la possibilità di non rinnovare l’autorizzazione.

Le sezioni PD di Lavello, Maschito, Melfi, Montemilone, Ripacandida, Venosa