Buona Festa dell’Europa a tutti noi

Festeggiare la “Festa dell’Europa” settant’anni dopo la Dichiarazione Schuman, assume un significato che supera la più alta percezione che il miglior esercizio retorico sia in grado di offrire, facendo, di questa ricorrenza, non una celebrazione alla quale dedicare passivamente qualche minuto delle nostre vite, ma l’incontro con lo spirito originario del sogno europeo, per il quale, autorevoli personalità hanno creduto e tramandato a noi un testimone intriso di un’alta valenza storica. La pandemia che indistintamente coinvolge ognuno di noi pone due domande non più eludibili: i leader europei saranno all’altezza delle potenzialità e delle responsabilità dell’Unione europea archiviando l’irresponsabilità demagogica nel sostenere l’equazione: rigidità economica uguale benessere? Sapremo noi europei andare oltre la sola ripetizione di invettive ed accuse standardizzate verso le istituzioni comunitarie?

Il disincanto verso una maggiore costruzione europea è alimentato dalle crisi che abbiamo affrontato, affrontiamo, dalle qualità delle risposte che ad esse si sono date e si daranno, e dalla costante- anche recente purtroppo – rappresentazione di voler privilegiare interessi di parte a danno di un destino comune che saremo in grado di costruire solo superando i dogmi che ci hanno condotto sul sentiero sbagliato. Questa festa europea ci conduce ad uno spartiacque tra quello che è accaduto e quel che sarà negli anni a venire. La tecnica e i tecnici ci dicono quel che è o potrebbe essere, la politica è l’unica in grado di realizzare quei valori che accomunano e reggono le nostre democrazie.

Tra gli orientamenti politici della Commissione europea per la legislatura in corso vi sono: il rafforzamento dei legami tra le persone, tra le nazioni e tra le istituzioni. Assumiamo, oggi, la piena consapevolezza rifiutando di sottoscrivere compromessi al ribasso nella difesa dei nostri valori fondamentali. L’Europa del prossimo futuro dovrà essere soggetto politico unitario e più democratico, retto sui pilastri fondamentali della solidarietà, giustizia sociale, diritti e doveri umani.

Definirsi europeisti è difficile, più difficile rispetto a sentimenti di presunzione e movimenti volti alla distruzione, e sarebbe facile, per contrastare ogni forma di sentimento contrario, richiamare o citare pensieri di grandi personalità – iniziando da Schuman – che in un altro momento epocale della storia continentale hanno immaginato e generato la nascita di un’Unione dei popoli e di una Comunità per una nuova convivenza sociale. Tuttavia, non penso sia sufficiente qualche citazione a riaccendere i cuori e le menti per un nuovo sogno europeo, perché oggi avremmo già dovuto praticare gli insegnamenti che quelle grandi personalità europee ci hanno tramandato.

Lo spirito di questa festa lo comprenderemo appieno cogliendo l’occasione per rafforzare le radici del progetto europeo e riprendere quella costruzione lungimirante e democratica che generazioni di donne e uomini hanno vissuto come un’utopia.
Il nostro impegno sarà la risorsa che compirà quel che ad altri è sfuggito.

Buona Festa dell’Europa a tutti noi.

Vincenzo Mongelli