Riflessioni europee, brevi. Vincenzo Mongelli

È solo con l’azione politica che si può fare molto quando tutto sembra impossibile

 

INTRODUZIONE

Quando si pensa all’Europa nei pensieri di ogni cittadino europeo e cittadina europea si materializza un’immagine diversa. Perché pensare all’Europa suscita sentimenti contrastanti: favorevoli, diffidenza ed anche disinteresse; ognuno pensa e giudica l’Europa su quello che riesce o non riesce a fare – in molti casi le resistenze minoritarie sono state un vero e proprio ostacolo insormontabile – e così via. In questo 2021 però ognuno di noi ha l’occasione per esprimere la propria opinione, farsi ascoltare, ed incidere su quale sarà il nostro futuro di noi europei. La Conferenza sul Futuro dell’Europa che parte oggi è una consultazione popolare in grado di raccogliere le diverse opinioni e soprattutto individuare non solo le priorità che gli europei sentono nell’immediato e in prospettiva, ma ciò che noi, il popolo, i cittadini immaginiamo debba essere l’Unione che come Italia abbiamo fondato al pari di altre nazioni e che vogliamo vedere diversa, più democratica, più efficiente e meno tecnocratica sia nell’apparenza che nella sostanza. È noto a tutti: siamo parte di un mondo che negli ultimi tredici anni ha vissuto due grandi crisi, quella economica e dallo scorso anno – ancora pesantemente in corso – quella pandemica unita ad una seconda crisi economica per i nostri Stati e il nostro continente. La Conferenza che parte oggi 9 maggio 2021 non è una Conferenza costituzionale, non è un consesso tecnico destinato agli addetti ai lavori e dal linguaggio incomprensibile; è uno Stato dell’Unione nel quale sono i cittadini ad esprimere qual è e quali sono le condizioni dell’Europa attuale. È l’opportunità di raccontare, indipendentemente che siate giovani, adulti, studenti, dipendenti, lavoratori autonomi, imprenditori, pensionati, disoccupati, la vostra vita sia in città o in periferia, in una zona centrale o in un’area rurale. Queste voci saranno ascoltate, e se qualcuno si porrà da ostacolo è la politica tutta il garante di questa testimonianza comune. La Conferenza sul Futuro dell’Europa ha un orizzonte temporale ampio, concluderà i suoi lavori nella prossima primavera in modo da consentire realmente a ciascuno di noi di esserne protagonista, perché occorre il tempo necessario affinché la realtà viva delle persone possa essere percepita in egual misura a coloro che la vivono. Iniziare oggi è solo il primo passo di un lungo lavoro che ci attende, perché al traguardo della prossima primavera partirà la sfida essenziale per chi nelle istituzioni europee si ritroverà con l’esito della Conferenza e dovrà agire per fornire risposte idonee per i 446 milioni di cittadini europei. Da La Valletta a Stoccolma, da Budapest a Lisbona, a Roma e all’Unione intera, la casa europea dovrà essere rimaneggiata per rispondere adeguatamente alle aspettative dei suoi cittadini e alle sfide che dobbiamo affrontare ora. Il 9 maggio 2021 si arricchisce di significati rispetto agli anniversari tradizionali che porta con sé: è la Festa dell’Europa che celebra la pace e l’unità nel continente, è l’anniversario della Dichiarazione Schuman (9 maggio 1950) con la quale il ministro degli Esteri francese Robert Schuman esponeva la sua idea di una nuova forma di collaborazione politica per l’Europa al fine di evitare un conflitto tra le nazioni europee; parte la Conferenza sul futuro dell’Europa. Non fare nulla non è più un’opzione accettabile e nei mesi che verranno, soprattutto fra un anno, un lavoro più intenso e pieno di ostacoli sarà pronto ad attenderci. Con la consapevolezza di immaginare e costruire un nuovo orizzonte, e la forza che gli europei dimostreranno di avere in questo anno non ci sarà tabù o strumentale resistenza in grado di ostacolare l’interesse di tutti.

RIFLESSIONI EUROPEE, BREVI

Sarebbe sufficiente ricordare le parole di grandi pensatori, statisti, padri e madri europee, punti di riferimento delle tre grandi concezioni che hanno dato vita ai primi movimenti di integrazione europea a fornire numerosi spunti per questa riflessione continentale. Gli esponenti delle correnti Confederalista, Federalista (Manifesto di Ventotene) e Funzionalista (ideato da Jean Monnet) hanno fornito e plasmato il loro contributo fin dagli anni ’40, quando nonostante il conflitto mondiale e le sue peggiori conseguenze, non hanno perso la capacità di immaginare un futuro per l’Europa. Ed è da quella capacità che sia tramite la Conferenza, sia con azioni politiche decise è giunto il momento di dare all’Europa quella svolta, quella rivoluzione che non è più rinviabile. Oggi siamo in grado di comprendere tutto ciò che dai primi passi dell’integrazione europea ha funzionato bene, ha prodotto risultati importanti, o non ha funzionato affatto. La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha pronunciato il 16 luglio 2019 nell’aula del Parlamento europeo di Strasburgo: “…Oggi è invece chiaro a tutti che in questa nostra Europa dobbiamo essere pronti a combattere di nuovo…”, un messaggio che non può essere disatteso. La casa comune europea necessita di un nuovo slancio nei suoi pilastri fondamentali, nella sua organizzazione istituzionale, nella politica e nelle politiche. Come ho avuto modo di ricordare questa Conferenza sul Futuro dell’Europa non è una conferenza tecnica o costituzionale, ma rappresenta il canale che rovescia chi stabilisce le priorità. Delle dieci aree tematiche che la Conferenza propone nove sono specifiche ed una è classificata come “Altre idee”, la sezione più importante per garantire alla discussione l’orizzonte più ampio possibile. Nell’ultimo anno – fortemente caratterizzato dalla crisi pandemica e le conseguenti crisi economica e sociale – l’Unione europea ha assunto molte delle iniziative che hanno consentito, e consentiranno, di fronteggiare questo periodo difficile. Non è solo il Next Generation Eu, il piano per la ripresa e la resilienza da 750 miliardi di euro, c’è stato molto altro – il programma SURE per fronteggiare la disoccupazione, la sospensione del patto di stabilità -, tenuto conto della confusione nella fase iniziale sui vaccini, dove l’intero continente ha pagato l’assenza di un’infrastruttura comune idonea nel fornire un’immediata ed adeguata risposta. L’Unione europea attuale può solo svolgere una funzione di coordinamento tra ciò che compete agli Stati membri, e non c’è, purtroppo, esempio di tale gravità a mostrare chiaramente come il solo sistema di cooperazione europea tra gli Stati membri e la funzione di coordinamento dell’Unione sia insufficiente per affrontare le difficoltà del mondo contemporaneo. Lo scontro tra “europeisti” e “nazionalisti” non è il vero campo di gioco. La partita principale è tra le visioni di un cambiamento radicale (ancora in attesa e reso necessario dalla pandemia) e chi superata l’emergenza vuole restaurare ciò che finora si è rivelato essere sbagliato e inconcludente. Rincorrere solamente il confronto europeisti – nazionalisti distoglie lo sguardo e le attenzioni sulle vere grandi questioni irrisolte. Pensateci, che senso avrebbe seguire questo scontro quando il sistema europeo è tuttora, lo è sempre stato, fortemente condizionato da governanti di turno che impediscono di compiere quei passi per l’interesse comune con il solo obiettivo di non risolvere i problemi. Lo è sul tema delle migrazioni e lo è sul governo dell’economia. Nella prima, il Consiglio europeo blocca una riforma già avviata dal Parlamento europeo non consentendo l’approccio comune per soli interessi di alcuni capi di stato e di governo; nella seconda, la fossilizzazione su concezioni e scelte che già hanno prodotto effetti devastanti sembra intoccabile perché un gruppo di capi di stato e di governo di alcuni paesi pensa che la vita delle persone si possa gestire con la matematica e le regole di bilancio, come se la quantità della spesa pubblica, e non la sua qualità, sia ciò che risolve ogni situazione. Ecco perché questo momento, sia con la Conferenza ma anche dopo, è l’attimo da cogliere per non tirarsi indietro, darsi da fare per rilanciare una nuova prospettiva europea che consenta alla democrazia continentale di funzionare in pieno. Un chiaro confronto e scontro tra posizioni e scelte politiche – che a seconda del ruolo istituzionale maggioranza o minoranza – siano riconoscibili e consentano ai cittadini di esprimere con il loro voto l’assenso o il dissenso per ciò che è stato fatto nel periodo del mandato elettorale.
C’è un’altra domanda alla quale rispondere prima di proseguire: ha senso discutere di Unione europea a livello locale? Personalmente ritengo la discussione sull’Unione europea utile, oltre la Conferenza sul Futuro dell’Europa, per diversi motivi: è nelle nostre comunità che si concretizzano i provvedimenti adottati dalla Commissione, dal Parlamento e dal Consiglio europeo recepiti dal Parlamento nazionale; discutere e riflettere sull’Unione europea a livello locale agevola la fruizione delle opportunità messe a disposizione dalle risorse comunitarie, migliora la formazione della classe dirigente allargando lo sguardo nella consapevolezza di un mondo interdipendente nel quale la differenza è sempre più appannaggio di attori globali coesi e all’altezza delle sfide in corso e quelle che verranno, ed aumentare la consapevolezza della cittadinanza su un qualcosa più vicina di quanto distante e impercettibile appaia.
Non essendo queste righe un documento definitivo, delle aree tematiche individuate all’interno della piattaforma sulla Conferenza sul Futuro dell’Europa (raggiungibile qui https://futureu.europa.eu/?locale=it) ne ho scelte alcune per esigenze di sintesi e per non tradire lo spirito che ne ha portato alla stesura (il tempo per discutere e per le proposte concrete non manca). Dibattiti e discussioni ne vivremo a sufficienza nei prossimi mesi, essere preparati per il dopo è anticipare la strada da percorrere.

AREE TEMATICHE

1. Cambiamento climatico e ambiente.

2. Salute.

3. Un’economia più forte, giustizia sociale e occupazione.
Il Piano per la ripresa e la resilienza approvato in sede europea nel luglio scorso non deve rappresentare la risposta singola ad una situazione eccezionale. Una delle lezioni che possiamo trarre dalla pandemia è che non tutto il sistema che si riteneva migliore fino ad un anno fa lo fosse davvero. Ripensare e ricostruire l’economia continentale su basi nuove è una delle tante urgenze sulle quali lavorare. Sostenibilità, sicurezza e giustizia sociale, buona occupazione e politiche idonee a prevenire o reagire positivamente agli shock economici dovranno essere le linee guida per rifare l’economia europea. Per decenni ci è stata raccontata la narrazione che i mercati non necessitano di regolamentazione, sono in grado di autoregolamentarsi e creare sviluppo. Si prenda atto che non è andata così, e le istituzioni pubbliche, tanto nazionali quanto europee hanno il dovere di porre fine alle storture del sistema economico ed intervenire per garantire ad ogni singolo lavoratore, senza distinzione di provenienza e di genere, una retribuzione giusta, proporzionata al lavoro svolto e tale da garantire un’esistenza dignitosa. Lo sfruttamento non è economia, è un crimine contro l’umanità. Il Parlamento europeo ha approvato lo scorso febbraio la direttiva sul salario minimo, condizioni eque per i lavoratori delle piattaforme digitali e l’equilibrio tra vita e lavoro, il primo tassello per realizzare l’Europa sociale e tutelare gli interessi dei lavoratori. Investimenti pubblici, politica industriale europea dovranno essere i pilastri per fronteggiare la disoccupazione e creare occupazione di qualità. Qualunque impresa che trae profitto sul territorio europeo deve pagare le tasse qui, in Europa e non usufruire di scappatoie che le riempiono di profitti beneficiando di investimenti pubblici devastando, poi, i nostri sistemi economici con effetti negativi per i lavoratori. SURE è lo strumento che ha consentito agli Stati membri di chiedere il sostegno finanziario europeo per fronteggiare la disoccupazione e sostenere l’occupazione, positivo in una fase di crisi, ma anche qui, gli strumenti pubblici per fronteggiare la crisi occupazionale non possono essere eccezionali. Le istituzioni, e soprattutto quelle europee, devono essere vicine ai cittadini. Superata la crisi pandemica si elabori una proposta volta a costruire un programma permanente per fronteggiare la perdita occupazionale. Quando subentra una crisi economica è la garanzia di un sostegno pubblico europeo idoneo che deve intervenire – prima ancora di un sostegno nazionale – per superare la crisi e ristabilire la fiducia dei lavoratori (dipendenti ed autonomi) e delle imprese. La sicurezza sociale è fondamentale per un sistema economico al pari delle regole valide per tutti. Perseverando in visioni nazionaliste volte a calpestare l’uguaglianza tra Stati membri e cittadini non avremo mai un sistema economico giusto e sostenibile. Affrontare i cambiamenti climatici significa tutelare e preservare il nostro pianeta, rifondare il sistema economico garantirà prosperità e dignità verso ogni singolo cittadino.

4. L’Ue nel mondo.
Ogni volta che si propone la tematica del ruolo internazionale dell’Unione europea è sempre la famosa battuta di Henry Kissinger “L’Europa? Qual è il suo numero di telefono?”, che la mia mente ricorda. Un’azione internazionale dell’Unione europea più efficace è collegata alla sua riorganizzazione interna. Solo un’Unione solida al suo interno, libera da veti che impediscono azioni più incisive, può essere protagonista nel mondo, quell’attore geopolitico in grado di muoversi sul piano globale da alleata ma non subalterna ai passi internazionali degli Stati Uniti indipendentemente dal colore politico del presidente, e fronteggiare l’azione mondiale della Cina senza subirne gli effetti. La collocazione internazionale dell’Unione europea risiede nella difesa e nella promozione dei diritti umani, della cooperazione e della diplomazia. Un primo sguardo deve puntarlo sulla primaria zona di interesse europeo, il Mediterraneo e il continente africano, dove l’unità in politica estera evita fraintendimenti e dubbi sulla capacità europea di difendere i valori sui quali si fonda. Le vicende di Regeni e Zaki insegnano quanto una sola voce sia di fondamentale importanza se si voglio ottenere risultati, che finora, non abbiamo ottenuto. Procedere in ordine sparso non farà che aiutare i regimi che rifiutano la democrazia. L’Unione europea deve essere soggetto politico che su scala internazionale, oltre al consesso delle Nazioni Unite, sia – e può diventarlo – punto di riferimento sulla sana cooperazione, che tuteli i propri interessi e la propria sicurezza attraverso una strategia di lungo periodo che costruisca e consolidi buone relazioni seguendo la guida dei diritti fondamentali, dell’equità e della parità dei rapporti bilaterali o multilaterali. Proseguire nella cooperazione con i Balcani, non temere il confronto con la Russia e stabilire nel lungo periodo nuove relazioni con il Regno Unito. Una coerente politica estera europea unita ad un approccio pragmatico e solidale nell’affrontare le questioni migratorie è il modo migliore per garantire sicurezza.

5. Valori e diritti, stato di diritto e sicurezza.
Se l’Unione vuole essere baluardo dei diritti umani e garantire sicurezza, non può tollerare al suo interno violazioni dello stato di diritto o dei valori e diritti fondamentali. Essi sono inscindibili per garantire sicurezza all’interno delle nostre società.

6. Trasformazione digitale.

7. Democrazia europea.
Ripensare la democrazia europea vuol dire avere chiara la direzione da intraprendere. Non è solo il voto che può nella sua essenziale funzione garantire il pieno sviluppo della democrazia. Ridefinire ed evolvere la democrazia comunitaria significa eliminare ogni pregiudizio, veto e tabù sulla tematica in discussione. Riorganizzare l’architettura costituzionale dell’Unione è un passo fondamentale per non essere schiacciati da attori globali con i quali possiamo competere solo se il sistema democratico dell’Europa fa quel passo in avanti per poter essere protagonista alla pari, e non una comparsa. L’Unione europea dovrà avere un potere esecutivo (la Commissione), un’Amministrazione centrale che dovrà esercitare le funzioni di governo (e non limitarsi al solo coordinamento) dotata di tutte le competenze necessarie, bilanciata da un Parlamento europeo vero e proprio organo legislativo (oggi è partecipe solo dei procedimenti inter-istituzionali con la Commissione europea e il Consiglio europeo) dal quale le leggi avranno efficacia per tutti gli Stati membri, accompagnata dalla Corte di Giustizia europea che dovrà essere una Corte Costituzionale europea con le funzioni di garante del diritto comunitario in tutta l’Unione. Per avere un nuovo sistema democratico è necessario modificare i Trattati ma, in attesa che ciò avvenga, ci sono delle azioni che si possono compiere senza intaccare l’attuale impianto istituzionale e legislativo. Migliorare la democrazia europea è un passo ineludibile se non si vogliono ripetere gli errori del passato oppure incappare nella creazione di squilibri democratici facendo ricorso non a norme già contenute nei Trattati ma realizzando accordi intergovernativi extra norme comunitarie come è accaduto per il Fiscal Compact. Ma non vi è vera democrazia senza il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini. La soluzione auspicabile sarebbe eleggere un’Assemblea Costituente con l’incarico di rielaborare una nuova Costituzione europea che sia all’altezza di quelle nazionali e sottoporre il progetto costituzionale elaborato ai cittadini. Qualcuno obietterà che i referendum sono di competenza nazionale, ma nulla vieta di adottare misure urgenti o transitorie in attesa di un nuovo quadro di regole comuni. Comprendo le preoccupazioni che molti esprimono sulla creazione di uno Stato europeo, e dico loro che non è attraverso lo Stato europeo – comunque si chiami – che si perde identità o si accentueranno i problemi. Le persone costruiscono le società nelle quali vivono, le politiche e la politica si fanno interpreti di ciò che sarebbe migliore, ed è dalla politica che le soluzioni dovranno pervenire, proprio come avviene all’interno di ogni singolo Stato, Regione o Comune. Molto tempo fa si sarebbe detto confronto tra ideologie contrapposte, oggi, è il confronto tra visioni di società a determinarla, in democrazia. Infine, ma non perché meno importante, i partiti e i corpi intermedi svolgono un ruolo vitale per le nostre democrazie, ed una nuova democrazia europea rafforzata dalla federazione dei partiti e dei corpi intermedi potrà più facilmente rispondere ai bisogni delle persone. La democrazia ha ancora molto da dire nella storia del mondo, e la sua esistenza e la sua qualità è un onere che spetta indistintamente ad ognuno di noi.

8. Migrazione.

9. Istruzione, cultura, gioventù e sport.

10. Altre idee

CONCLUSIONI

Quanto esposto in queste poche pagine non potrà mai essere esaustivo per la portata delle riflessioni e delle discussioni che ogni tema determina, e non era questo l’obiettivo. L’Unione europea si cambierà solamente con uno sforzo ed un lavoro collettivo. Anni di pace e le numerose opportunità a disposizione dimostrano come nel continente, se solo lo volessimo, potremmo diventare lo Stato più potente del mondo, non tramite la forza militare ma per le istituzioni robuste, della democrazia e dei diritti fondamentali garantiti e tutelati. Nessuno è in grado di realizzare un’Unione europea migliore da solo, neanche lo Stato membro apparentemente più forte che si ancorerebbe su posizioni precostituite dallo sguardo limitato. Il tempo che abbiamo davanti è alla nostra portata, soprattutto per i più giovani. Le scelte che decideremo di compiere oggi saranno l’esempio per le generazioni future da un lato e un segnale al mondo che l’Unione europea non è e non sarà solo uno spazio economico che accomuna diversi stati per soddisfare la propria quota di interessi. La Conferenza sul Futuro dell’Europa è uno strumento e per definire quelli che saranno gli anni a venire siamo tutti partecipi di questo processo che dovrà essere costante. Costruire un’Europa più democratica, promotrice e difensore dei valori fondamentali, nella quale si crea buona occupazione e la ricchezza non sia un privilegio di pochi è davvero possibile. Concludendo lancio un suggerimento: quanto avete letto fin qui non è un documento definitivo, i suggerimenti e le opinioni che possono nascere dal confronto saranno innumerevoli e personalmente non vedo l’ora di poterne ascoltare o leggere qualcuna delle vostre. Il Partito Democratico di Melfi impegnato nel lavoro quotidiano mantiene vivo sia l’interesse per la tematica europea quando è protagonista del dibattito pubblico, sia l’attenzione verso i lavori comunitari. Le trasformazioni non avvengono in un istante, è la perseveranza che conduce alla meta. L’esercizio della politica è serio e difficile, ma è solo tramite l’azione politica che si può fare molto anche quando tutto sembra impossibile. La ricorrenza del 9 maggio non è una formalità, è la giornata che anno dopo anno rappresenta l’istante che lancia la sfida alle nostre capacità di definire quello che dovrà essere. Auguri di una Buona Festa dell’Europa a tutti noi! Perché è nell’unità, la cooperazione e la solidarietà che costruiremo un solido e prospero futuro per tutti.

 

Vincenzo Mongelli